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8 Luglio 2022La cataratta è un’opacizzazione della lente naturale contenuta nei nostri occhi (cristallino), collocata tra l’iride e il corpo vitreo (la sostanza gelatinosa che riempie il bulbo oculare).
Quali sono le cause della cataratta?
Ci sono diversi tipi di cataratta: in tutti i casi la cataratta è dovuta a modificazioni nella composizione chimica del cristallino (ossidazione delle proteine che lo compongono), le quali comportano una riduzione della sua trasparenza.
Le cause di queste alterazioni possono essere molteplici: di solito è l’invecchiamento, ma possono essere anche traumi oculari, malattie oftalmiche o sistemiche (come il diabete), difetti ereditari o congeniti. Il cristallino può diventare opaco anche per ragioni legate allo stile di vita: è consigliabile, infatti, seguire una dieta sana e praticare un’attività fisica regolare.
Quanto conta l’invecchiamento?
La cataratta senile, decisamente la forma più comune, indica la causa già nel nome: il normale processo di invecchiamento può causare l’indurimento del cristallino e la sua opacizzazione.
I traumi oculari possono causare la cataratta in soggetti di qualsiasi età. Traumi perforanti, ferite, calore intenso o traumi chimici possono danneggiare il cristallino e determinare l’insorgenza di una cataratta traumatica. Anche alcuni farmaci, tra cui i cortisonici, possono favorirne l’opacizzazione
Anche i bambini, come agli adulti, possono sviluppare la cataratta; in questo caso si tratta di cataratta congenita, cioè ereditata alla nascita.
L’opacità del cristallino congenita può essere causata da stati infettivi o infiammatori che si verificano durante la gestazione e colpiscono il nascituro, come ad esempio la rosolia.
Quali sono i sintomi?
I sintomi più comuni sono: visione offuscata (come se si vedesse attraverso un vetro smerigliato) oppure visione doppia, ipersensibilità alla luce (fotofobia) e abbagliamento, percezione dei colori meno vivida, necessità di cambi frequenti nella prescrizione degli occhiali.
Inoltre può accadere che chi ha una presbiopia sia in grado di vedere meglio da vicino (rispetto al periodo precedente l’insorgenza della cataratta), a causa di una progressiva miopizzazione dell’occhio dovuta all’indurimento del nucleo del cristallino. La pupilla, che normalmente è nera, può alla lunga apparire di un colore giallastro o addirittura bianca.
Come si diagnostica la cataratta?
Di solito la cataratta viene diagnosticata con l’ausilio di specifici strumenti. Spesso viene lamentato un offuscamento della visione, il facile abbagliamento.
È opportuno effettuare una visita oculistica completa. Lo specialista esaminerà l’occhio per determinare il tipo, le dimensioni e la sede dell’opacità del cristallino. La parte posteriore dell’occhio potrà inoltre essere esaminata con uno strumento (oftalmoscopio) per valutare se ci siano ulteriori alterazioni oculari che potrebbero contribuire alla riduzione della qualità visiva.
Trattamento chirurgico: facoemulsificazione e impianto di una lente artificiale
Allo stato attuale, l’unico trattamento è l’asportazione chirurgica: oggi si procede generalmente con la tecnica della facoemulsificazione, che consiste nella frantumazione del cristallino attraverso l’emissione di ultrasuoni; poi si procede all’aspirazione di tali frammenti di cristallino.
A seguire, si procede con l’impianto di una piccola lente artificiale (IOL). L’intervento si esegue in anestesia locale o topica.
La convalescenza post-operatoria
Attualmente il recupero successivo all’operazione è molto più rapido rispetto agli anni passati, sia perché si effettuano delle incisioni sulla cornea molto più piccole di quanto si facesse in precedenza, che riduce il rischio di astigmatismo post-operatorio, sia per il ricorso a una tecnica meno traumatica di facoemulsificazione.
Inoltre col femtolaser si possono praticare incisioni più precise sulla cornea, si può iniziare a frammentare il cristallino minimizzando il trauma (utilizzando meno ultrasuoni in una fase successiva) e tagliando in maniera più accurata anche la capsula che lo contiene.
Quando è necessario ricorrere al trattamento chirurgico?
La cataratta va operata quando provoca un deficit visivo rilevante in rapporto alle esigenze del singolo o quando il procrastinare l’intervento aumenterebbe i rischi operatori legati a una maggiore resistenza del cristallino.
Ci sono poi casi in cui l’intervento di cataratta potrebbe dare luogo ad altre patologie oculari (come il glaucoma). È sconsigliato nel caso in cui la forma umida della degenerazione maculare legata all’età non si sia stabilizzata.
Il compito del medico è quello di decidere assieme al paziente il momento migliore per l’intervento stesso.
Ci sono complicanze dovute all’intervento?
Sì, come in qualunque intervento. La cataratta è l’intervento chirurgico più effettuato al mondo (se ne eseguono una ventina di milioni l’anno (oltre 550 mila in Italia nel 2014). Le tecniche attuali hanno ridotto molto i rischi intraoperatori (valutati attorno allo 0,01% circa).
Le complicanze, tuttavia, possono riguardare sia l’atto operatorio che il periodo successivo; una complicanza è l’ipertono anche transitorio (aumento della pressione oculare che, invece, nel caso dei glaucomatosi si può ridurre). Altri problemi relativamente comuni possono riguardare la superficie oculare, come la sindrome da occhio secco.
Per quanto riguarda il momento chirurgico ci possono essere problemi a diverse strutture oculari (generalmente anteriori) che, nella maggior parte dei casi, non influenzano il risultato funzionale; tuttavia, potrebbero complicare l’intervento chirurgico stesso.
Quali sono gli accorgimenti da prendere dopo l’operazione di cataratta?
- utilizzare per il periodo prescritto dall’oculista la benda di protezione. A volte viene consigliata anche una ‘conchiglietta ‘, una coppetta protettiva che ripara l’occhio da traumi accidentali durante il riposo notturno;
- rimanere a riposo per breve tempo;
- evitare di sfregare l’occhio e di dormire sullo stesso lato dell’occhio operato;
- evitare di bagnare l’occhio e di toccarlo con la mano, per non irritarlo;
- usare le gocce prescritte dall’oculista, necessarie per prevenire le infezioni;
- evitare sforzi fisici e lo sport per alcune settimane dall’intervento, evitare il trucco per almeno 2 settimane;
- sottoporsi ai controlli stabiliti dal medico, poiché è alto il rischio d’infezione nelle due settimane successive all’intervento.
- Si consiglia l’uso di occhiali da sole a causa dell’ipersensibilità alla luce (di solito transitoria)
Cos’è una cataratta secondaria?
È un’opacizzazione della capsula posteriore del cristallino, ossia dell’involucro che si trova dietro la “lentina” artificiale. Le cause non sono ancora del tutto note però si manifesta a causa di aggregati proteici a livello della capsula: si presenta nel 25-30% dei casi a due anni dall’intervento.
Si può curare la cataratta secondaria?
La cataratta secondaria può essere trattata a livello ambulatoriale con un breve intervento laser che rimuove l’opacizzazione






